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Il Lambrusco

Nobile vitigno che ha trovato la casa ideale in Emilia


Lambrusco Sorbara

È un lambrusco modenese di pianura tra i corsi della Secchia e del Panaro e cuore, appunto, nel comune di Sorbara, sebbene si coltivi già dall'Ottocento anche nel Reggiano. Probabilmente è tra quelle oggi coltivate la lambrusca più vicina alla vite selvatica. Ha problemi d'impollinazione, che vengono risolti in vigneto per lo più accompagnandola a viti di Lambrusco Salamino. Lo notiamo per il permanere non infrequente anche nel grappolo maturo di acini verdi. Ne esistono, inoltre, quattro diversi tipi individuati da particolarità ampelografiche nelle quali non ci addentriamo. È in genere la prima a maturare e in ogni caso non dà mai un vino carico in colore, semmai ci si sposta verso il rosato e il cerasuolo. L'acidità è spiccata e i profumi di fiori e frutta rossa restano in genere su cadenze fresche e non invadenti. Secco, talora decisamente, il Sorbara non è normalmente di gran corpo ed il tannino non aggredisce.


Lambrusco Grasparossa

È il lambrusco della media ed alta collina modenese, anche perché il Grasparossa fatica meno d'altre varietà a maturare: ha terra d'elezione in Castelvetro, toponimo che s'aggiunge spesso o sostituisce la denominazione varietale, che viene in maniera trasparente dalla colorazione del raspo. In provincia di Reggio Emilia è interessante la produzione dei Colli di Scandiano e di Canossa. Si vendemmia nella prima metà d'ottobre e dà un lambrusco d'un franco rubino con marcate sfumature violacee. Fiori e frutta rossa si fanno più maturi rispetto al Sorbara e s'arriva alle bacche rosse del sottobosco. Il corpo si fa più pieno, acidità e tannicità crescono, ma restano ben bilanciati in un lambrusco che in ogni caso non è mai eccessivo.


Lambrusco Salamino

Il nome viene all'uva dal piccolo, cilindrico, compatto ed allungato. Pare che abbia origini modenesi e certo il cru è in Santa Croce di Carpi: non a caso lo trovate anche come Lambrusco di Santa Croce. Analogamente al Grasparossa troviamo diverse sottovarietà: cinque nel nostro caso. È altrimenti noto con le denominazioni Lambrusco Galassi e Lambruschino. I tempi di vendemmia sono analoghi a quelli del Lambrusco Marani. Secondo taluni il Lambrusco Salamino coniugherebbe le migliori caratteristiche del Lambrusco di Sorbara e del Lambrusco Grasparossa. Colore quindi intenso e carico ma non eccessivo, profumi di frutta matura e fiori rossi eleganti, acidità e tannino presenti ma in giusto equilibrio, buon corpo senza strafare e sapidità quanto basta.


Lambrusco Marani

È l'uva lambrusca della pianura reggiana, dove esprime al meglio la sua vigoria ed è documentata con certezza solo dalla metà del Novecento. Anche in questo caso la buccia è spessa, pruinosa e di colore fondo e l'uva si vendemmi a tra fine settembre e gli inizi d'ottobre. Il Lambrusco Marani è carico in colore, con cadenze decisamente violacee e al naso come in bocca è un vino esplicito, vinoso e fruttato, con acidità e tannino evidenti.


Lambrusco Maestri

Originario del Parmense è oggi diffuso soprattutto nella fascia pedecollinare che degrada verso il Po nella provincia di Reggio Emilia con centri in Boretto e Gualtieri. È varietà abbastanza precoce, con buccia spessa e pruinosa, con note di colore che arrivano al blu-nero. Se ne ottengono, quindi, lambruschi di colore cupo e riflessi marcatamente violacei, con profumi fragranti e vinosi, abbastanza fruttati e con gradevoli note floreali. Il corpo si fa robusto sostenuto da un significativo estratto; non si fa mancare niente: tannino, alcol e una risentita acidità.


Ancellotta

L'Ancellotta è un vitigno rosso i cui primi riferimenti storici risalgono al 1400, quando le venne attribuito questo nome grazie alla diffusione che la famiglia Lancillotti riuscì a dare a questo vitigno della famiglia del Lambrusco, dove attualmente rappresenta il 15 per cento del taglio del Lambrusco Reggiano. Questa varietà di Lambrusco è quella più coltivata tra le sue simili della famiglia. Questo grazie ad un apporto qualitativo di grande livello sempre rispetto alle altre Lambrusco, tanto che se ne vinifica anche qualche vino in purezza. Oggi questa varietà trova molta popolarità in tutto il Reggiano e nelle aree limitrofe anche al di là del Po. È un vitigno molto vigoroso, con maturazione mediamente tardiva tra la fine di settembre e i primi d'ottobre, con grappoli medi e cilindrici e chicchi ben sferici, con consistente pruina sulla spessa buccia.